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Dopo un’infanzia di fede semplice e gioiosa, l’adolescenza segnata dal dolore e dal dubbio l’ha allontanata da Dio. A vent’anni, grazie a relazioni, studi e comunità cristiana, è tornata alla Chiesa, scoprendo la dolcezza di Dio nei poveri e nei disabili. Un incontro con la Parola le ha rivelato Gesù come pienezza d’amore e l’ha condotta a consacrarsi. Dopo esperienze missionarie, ha percepito la chiamata alla vita monastica a Montefalco, dove da dieci anni vive la fraternità agostiniana. La sua vocazione è preghiera, servizio e segno di comunione, con il cuore già rivolto al paradiso.
In questa omelia del 1988, il Card. Anastasio Ballestrero ci parla di come San Giovanni Bosco abbia incarnato in modo pieno e luminoso la figura del sacerdote di Cristo: vocazione fin da bambino, profonda vita interiore, dedizione instancabile per i giovani. Il suo ministero univa fede e intraprendenza, preghiera e azione, discernimento e carità pastorale. In tempi difficili, fu sempre fedele al Vangelo, alla Chiesa e al Papa. Aprì le porte ai giovani vocati, offrendo formazione umana e spirituale. La sua dedizione alla gioventù divenne missione fondante della famiglia salesiana. Guidato da mamma Margherita e dalla presenza viva di Maria Ausiliatrice, Don Bosco ha mostrato che ogni cammino cristiano è sostenuto dalla maternità di Maria e dalla forza dell’Eucaristia. Un prete per il suo tempo — e per ogni tempo.
Molti giovani vivono la fede tra dubbi, domande e frammenti di ricerca. Don Bosco ci insegna che proprio dalla fragilità può nascere la santità. Educare alla fede oggi significa favorire l’incontro personale con Gesù, serve una spiritualità “a misura di giovane”, vissuta nel quotidiano, nella scuola, nell’amicizia, nel servizio. L’educatore è chiamato a essere presenza viva, testimone credibile, accompagnatore paziente.

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