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L’icona, collocata a Casaglia di Monte Sole, mostra il Cristo risorto che spezza le porte della morte e trae con sé Adamo ed Eva, segno che la vita rinasce dove tutto sembra perduto. Accanto ai giusti dell’Antico Testamento compaiono le vittime degli eccidi del ’44: donne, bambini, anziani e i loro pastori martiri, da don Ubaldo a don Elia e padre Martino. È l’umanità ferita che Cristo afferra per mano. Monte Sole diventa così un’icona vivente della Pasqua: la vittoria della Croce e la beatitudine dei piccoli che oggi ci accolgono “della vita che non finisce”.
Il diario di don Elia Comini, iniziato a Valsalice il 31 dicembre 1927, è più di un taccuino: è lo specchio in cui educa se stesso alla santità. Dalle prime pagine, segnate da una “trasparenza ottimista”, fino ai propositi più esigenti degli anni della formazione, emerge un’anima che si offre come “vittima espiatoria”. L’ultima nota del 22 luglio 1944, scritta a Salvaro, rivela il sacrificio finale della volontà. Questo diario, riemerso nel 1980, mostra che il martirio fu il compimento di un lungo cammino interiore, la luce di «Elia con il sole sul cuore».
Don Elia Comini fu un educatore buono e paziente, capace di unire disciplina e amicizia. A Chiari e Treviglio accompagnò soprattutto gli studenti più fragili, senza mai umiliarli: «con quelli più ritardati usava tutta la sua bontà e pazienza». Nel cortile diventava guida e confidente, “una chioccia” attorno a cui i ragazzi si stringevano. La sua autorevolezza nasceva dalla carità quotidiana, documentata nei suoi propositi: «il principale sarà la carità». La sua pedagogia della presenza trovò compimento nel dono totale della vita a Monte Sole.

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