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Don Bosco, spinto dalla sua devozione mariana e dalla realtà di abbandono vissuta da molte ragazze, fondò nel 1872 l’Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice (FMA), con Maria Domenica Mazzarello come cofondatrice. A Mornese, lei già guidava un gruppo di giovani donne impegnate nell’educazione cristiana e pratica delle ragazze povere. Da Mornese a Nizza Monferrato, fino alle missioni in Uruguay e Argentina, le FMA si diffusero nel mondo, portando avanti una tradizione educativa fondata su gioia, fede, lavoro e dedizione. Oggi sono presenti in 97 nazioni con oltre 10 mila suore.
Don Bosco, educato da mamma Margherita alla devozione mariana, maturò nel tempo un legame profondo con Maria Ausiliatrice, specialmente nei momenti difficili per la Chiesa. Nel 1862, dopo il sogno delle due colonne e le apparizioni di Spoleto, comprese che Maria voleva essere invocata come Ausilio dei cristiani. La costruzione della Basilica di Valdocco fu il segno concreto di questa fede: un santuario nato dalla fiducia e dalla generosità del popolo. Don Bosco ne era certo: «Propagate la devozione a Maria Ausiliatrice e vedrete che cosa sono i miracoli».
Maria, affidata da Gesù al discepolo amato, occupa un posto centrale nella vita cristiana. La devozione mariana, radicata nell’Incarnazione e nella Redenzione, va oltre il sentimento popolare e chiede maturità: conoscere Maria attraverso i Vangeli, amarla per il suo “sì” che ci ha donato Cristo, imitarla nella fede, nel servizio e nell’accoglienza della volontà di Dio, e diffonderne la devozione come madre e maestra. Paolo VI ne ha indicato le quattro dimensioni autentiche: conoscenza, amore, imitazione e diffusione, guida per una fede più consapevole.
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